Alle radici della passione per i libri in Italia

Molti anni fa Davide Lajolo ha scritto il romanzo Veder l’erba dalla parte delle radici. Non so se oggi qualcuno come me, con anni e letture alle spalle, lo ricorderà. Spesso si crede che il successo di un libro dipenda solo dal suo contenuto, dalla bravura di chi lo scrive, dalla competenza e fiuto di chi lo pubblica, dalla critica che lo giudica, dalla maestria dei venditori e invece… il suo successo è solo nelle mani dei lettori. Potrei chiosare: No lettori? No party.

“Quasi il 60 per cento degli italiani non legge neanche un libro all’anno”, ha dichiarato Marco Polillo, presidente dell’Aie (Associazione italiana editori). I  dati del 2014, pubblicati anche in un articolo di febbraio de l’Internazionale, confermano che in Italia leggono prevalentemente le donne (il 48% della popolazione, contro il 34,5% degli uomini) e i lettori più assidui sono ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 14 anni che leggono almeno un libro all’anno, ma immagino sia soprattutto per motivi scolastici.

Il problema è che la passione per la lettura non si può imporre, a meno che la si becchi come un virus quando arriva il tempo di imparare a leggere. Se quando si è bambini in casa non circolano libri, per esempio, è difficile che da adulti si abbia l’abitudine di leggere, o addirittura l’amore per i libri.

E allora, che fare? Mah. I problemi che affondano radici nella cultura di un popolo sono difficili da risolvere. Si può sperare, auspicare, confidare nel tempo oppure fare concretamente qualcosa a livello individuale. Per esempio, se genitori, insegnanti, amici e parenti non fossero riusciti a far sbocciare la passione per i libri, si potrebbe sperimentare questa frase di Gustave Flaubert: “Non leggete come fanno i bambini per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”

Per vedere almeno l’effetto che fa.

Anna Maria Corposanto

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