Diventare scrittore: i suggerimenti di Massimo Mongai

Dall’intervista di Massimo Mongai abbiamo tratto suggerimenti, semplici e pragmatici, per chi vuole intraprendere il mestiere di scrittore. Potremmo chiamarlo simpaticamente il “Decalogo Mongai”, senza nulla togliere all’autorevolezza di quel che contiene:

Primo. Se hai manifestato sin dall’infanzia un precoce talento per la scrittura, credici e coltivalo. Se te lo scopri dopo, credici e coltivalo comunque.

Secondo. Leggi sempre, di tutto e di più ed esercita il tuo talento allenando le tue capacità creative: sono due cose diverse ma si assomigliano molto. Il talento è un dono, la creatività un muscolo da allenare che, se ben allenato, è quasi uguale al primo.

Terzo. Impara a scrivere bene, seguendo anche un buon corso di scrittura, soprattutto se lo tengo io.

Quarto. Quando arriva il tuo desiderio di scrivere un libro, scrivilo.

Quinto. Non abbandonare il tuo lavoro per scrivere o continua a cercarlo se non lo hai ancora. Gli scrittori professionisti a tempo pieno sono pochissimi.

Sesto. Non pensare di scrivere un libro “che si può pubblicare”, ma scrivi ciò che hai da dire, quello che senti dentro: male che vada ti diverti.

Sesto. Spegni la televisione e alzati almeno un’ora prima la mattina, crea il tuo metodo, datti una disciplina.

Settimo. Scegli premi letterari per esordienti seri (cioè quelli che hanno una tassa d’iscrizione nulla o non superiore a 10 euro) e trova un editore serio per verificare la validità del tuo lavoro (ossia quelli che forse non ti pagano, ma che di sicuro non ti chiedono soldi: così è una truffa, sempre).

Ottavo. Se il tuo lavoro ha ottenuto consensi e critiche positive dagli amici, ma non hai trovato un editore disposto a pubblicare, tenta l’auto-pubblicazione digitale o quella super economica dei siti specializzati.

Nono. Se vinci un premio letterario o hai un buon successo con la pubblicazione del tuo libro, continua. Se no, continua comunque. Siamo sempre lì: male che vada ti diverti.

Dieci. Scrivi, scrivi, scrivi e lavora, lavora, lavora (anche quando sei diventato scrittore).

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