Eli Sunday Siyabi: inseguo la passione, non la pensione

Eli Sunday Siyabi: inseguo la passione, non la pensione

Eli Sunday Siyabi è un’insegnante nella scuola primaria di un piccolo paese in provincia di Torino. Nonostante il nome, è italiana e insegna inglese ad alunni felici di seguire le sue lezioni interattive, giocose, originali. A lei piace insegnare ed è molto affezionata ai suoi alunni, ma non è felice perché il suo sogno è vivere una vita diversa… Potrebbe sembrare l’inizio di una storia come tante; cambiando i dettagli professionali, quante persone si riconoscerebbero! Ma la storia di Eli Sunday Siyabi va oltre la nostra immaginazione e lo scopriamo fin dall’inizio della sua intervista, e quando ci racconta della sua prima richiesta di aspettativa…

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Eli Sunday Siyabi

Ciao, Eli Sunday Siyabi. Questo è il nome che hai adottato per il tuo blog To Happy To Be Homesick che tantissime persone ormai seguono dal 2010… 
Sì, Sunday è il mio secondo nome, il nome di una delle mie nonne (Domenica), mentre Siyabi è un cognome dell’Oman, quello del mio ex compagno. Glielo rubai perché mi piaceva e perché simboleggia per me l’inizio di una nuova vita. Lui me lo cedette volentieri e ormai fa parte di me. Sono un’insegnante d’inglese in una scuola primaria di Torino. Ho otto classi di bambini intelligenti e vivaci e faccio questo lavoro dal 2000, a periodi alterni, e dal 2007 come insegnante di ruolo.

Ma il tuo blog che racconta “Cronache semiserie di una viaggiatrice bizzarra” non sembra quello di un’insegnante d’inglese…
Quando l’ho aperto non ero pronta a svelare i dettagli di me. Ci sono riuscita nel tempo. Comunque io ora insegno, non mi sono ancora licenziata. Ma il prossimo 3 luglio parto con l’ultima aspettativa che ho richiesto. E stavolta mi sono detta “o la va, o la spacca” perché ho comprato un (altro) biglietto di solo andata.

La tua è una storia molto particolare, segnata dal tuo inseguire un sogno… Dài, racconta.
Il sogno che avevo da una vita era diventare volontaria. Prima di insegnare inglese nella scuola italiana avevo già lavorato per due ONG. Dal 1999 sono stata un mese in Kenya, per l’organizzazione Vides di Roma, e poi per tre anni in Albania dove dal 2002 ho svolto volontariato retribuito. Non era tantissimo, ma comunque mi pagavano. Eppure io sentivo il bisogno di fare esperienza di volontariato in cui non ci fosse alcun aspetto materialistico, ma di puro “dono”. Ma poi sono diventata insegnante di ruolo e ho cominciato a lavorare, con passione, perché anche insegnare mi piace molto.

E il tuo sogno…?
Non paga di essere diventata un’insegnante perché sentivo che non era quello che davvero desideravo, dopo tre anni d’insegnamento, nel 2010, ho chiesto un’aspettativa. Il mio Dirigente per fortuna aveva la giusta apertura mentale per comprendermi. Avrei voluto andare in Africa, ma l’organizzazione alla quale mi sono affidata mi ha inviata in Cambogia perché lì c’era bisogno. E dire che non amavo l’Asia e invece… mi ha cambiato la vita.

Cambogia volontariato

Il volontariato in Cambogia

In che senso?
Ormai credo che non sia tanto tu che scegli il posto, ma è lui che sceglie te. È capitato anche a me. La cultura della Cambogia così calma, pacata, il buddismo che c’è dietro la loro filosofia di vita mi ha cambiata dentro. Dopo otto mesi sono comunque tornata in Italia e al mio lavoro d’insegnante. Ma avevo già deciso che avrei risparmiato per un anno e sarei ripartita.

E così hai chiesto il tuo secondo periodo di aspettativa?
Sì, ma stavolta l’ho chiesto per me: volevo trovare un lavoro diverso, su misura per me. Avevo capito che dovevo superare i miei timori e non arrivare a 40 anni rimpiangendo di non aver fatto della mia vita quello che avrei voluto. E quindi a luglio del 2012 sono partita, stavolta un po’ all’avventura.

Come hai vissuto quest’avventura?
Sono tornata in Cambogia, ma ho sentito che quell’esperienza per me era conclusa. Ho quindi trovato lavoro in Cina, dove ho insegnato per un po’ inglese, ma non era ancora quello che cercavo. Sono poi andata a Bangkok dove mi sono concessa un mese di riposo, e in Birmania dove ho fatto esperienza di meditazione che già studiavo da un po’ di anni. Poi sono tornata in Thailandia e qui, a primi di novembre del 2012 ho aperto il mio blog.

Da dove è scaturita questa idea del blog?
Mentre viaggiavo raccontavo le mie esperienze per e-mail e molti apprezzavano quello che scrivevo, mi invitavano a continuare, ad aprire un blog. È stato un po’ come forzare me stessa, io in fondo sono un po’ chiusa, all’inizio è stato difficile per me dire a tutti chi sono… Ma poi ho superato le mie resistenze e sono diventata una blogger. Non mi definisco una travel blogger, però, perché il mio sito parla di cronache di viaggi e di avventure ma anche di storie d’amore, e vuole essere uno stimolo per chi vuole superare i propri blocchi e cambiare vita. Il mio sito non è fonte di guadagno, ma mi ha consentito di farmi conoscere e di trovare nuove strade per me.

Eli_OMAN

Eli in Oman

Per esempio?
Sono approdata in Oman. Lì c’era un’amica originaria di Torino che fa la guida e mi ha invitato a sperimentarmi in questo lavoro. All’inizio per me è stato scioccante! Una cultura così totalmente diversa dall’Asia da imparare…! Ma lei mi ha incoraggiato, mi è stata vicina mentre mi preparavo e così ho fatto il mio primo tour per turisti italiani in Oman. È andata molto bene e lì ho capito quanto sia importante superare i propri limiti, sentire che ce la puoi fare! Basta studiare, affrontare le paure. Dopo il primo tour ho detto “vabbè ne faccio un altro e poi torno in Malesia”… invece sono rimasta in Oman per due anni.

E il tuo lavoro in Italia?
Sono tornata nel 2013 solo per chiedere un anno sabbatico e poter tornare in Oman. Sono tornata a lavoro nel 2014 ed eccomi qua, alla fine del mio ultimo anno scolastico.

E ora che farai?
Quest’ultimo anno è stato importante, mi ha consentito di fermarmi e riflettere. Dopo tanto girovagare avevo bisogno di mettere insieme i pezzi, le mie esperienze. Mi sono dedicata ai miei genitori, ho portato avanti il mio blog, la mia pagina facebook e ora sono pronta per una nuova méta: l’India, dove seguirò un corso per diventare insegnante di yoga e di meditazione, che ormai pratico da anni.

Souq di Ibra, Oman

Souq di Ibra, Oman

E le tue esperienze di travel blogger…?
Grazie al mio blog ho conosciuto altre due blogger che con me daranno vita a un progetto di consulenza per viaggiatori indipendenti. Un progetto bellissimo, nato dalla confluenza delle nostre idee ed esperienze: ho voluto realizzarlo con altre due viaggiatrici e non da sola perché credo nella forza dell’unione delle donne, di più idee ed energie. Inoltre organizzo già viaggi in Oman per conto mio: ho una rete di persone in loco, omaniti ai quali mi appoggio per rispondere alle esigenze di chi mi contatta dal mio blog per fare un viaggio nel Sultanato.

Dopo le tue esperienze cosa suggeriresti a chi sta cercando di uscire da una situazione lavorativa che non sente più appagante?
Chi sente di aver esaurito tutto quello che può dare e avere dal proprio lavoro, come è successo a me per il mio lavoro di insegnante, vuol dire che è arrivato il tempo di cambiare. E bisogna mettere in atto il cambiamento, non bloccarlo. C’è un libro che mi ha dato il “la” per cambiare vita, è questo: Mollo tutto – Faccio quello che mi pare di John Williams. È diventato la mia guida da febbraio 2012 prima di partire per l’anno che ho voluto dedicare a me stessa, alla ricerca di ciò che è meglio per me e per la mia vita. Un libro che consiglio a tutti di leggere.

Concludendo, tra un mese parti, hai un progetto di lavoro come consulente per viaggiatori indipendenti e vai in India per diventare insegnante di yoga e di meditazione. Poi torni in Italia?
No. Come ti ho già detto, il mio biglietto è di sola andata. L’unica cosa per me certa è che ho in progetto di dare le mie dimissioni dalla scuola, da quel “posto fisso” che ormai ho capito non fa per me. Voglio dedicarmi all’insegnamento della meditazione e dello yoga ovunque mi sia possibile nel mondo, perché sono queste ormai le mie passioni e anche le strade per trovare l’equilibrio dentro me. E inoltre organizzo viaggi in Oman, che ormai conosco bene, e nei paesi che ho conosciuto, come la Cambogia, l’Iran e il Myanmar. Ormai ho costruito in modo chiaro il mio nuovo mestiere attraverso le mie esperienze, le mie andate e i miei ritorni. E non voglio rinunciarci.

Anna Maria Corposanto

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