Fabrizio Buratto: l’arte del massaggio come scelta di vita

Fabrizio Buratto: l’arte del massaggio come scelta di vita

Fabrizio Buratto ha quarantuno anni e vive a Milano dal 2003. Lo scorso anno ha dato una svolta alla sua vita, dopo un lungo percorso di ricerca per il proprio benessere e di studi sull’arte di “utilizzare le mani”. Una svolta che non avrebbe mai immaginato nel 1994 quando, ventenne, comincia a collaborare come fotografo e a scrivere recensioni cinematografiche per il giornale della sua città, Alessandria. Nel 1997 prende il tesserino da giornalista e passa per diverse redazioni e tanti lavori: assistente universitario, redattore e autore tv, giornalista per il web.
Durante i quattro anni di collaborazione per Job.24.it de “Il Sole 24 Ore” gli capita di raccontare storie di persone che hanno cambiato vita e lavoro. Di lì a poco sarebbe stata anche la sua storia, perché nella sua vita da freelance c’è qualcosa che non va: lo stress per le scadenze dei lavori a termine e la continua ricerca di nuovi, lo porta alla consapevolezza che per trovare l’equilibrio ha bisogno di usare le mani, oltre la testa, e di un progetto a lungo termine.
Un giorno dell’aprile 2010, una sua amica gli parla di un medico che ha appena intervistato, e quando Fabrizio lo conosce non sa che sarà proprio questo incontro a cambiare la sua vita, come ci racconta qui…

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Fabrizio Buratto

Ciao, Fabrizio, di cosa ti stai occupando in questo momento?
Mi occupo di benessere. Oltre che del mio, cerco di occuparmi anche di quello degli altri, visto che ho sperimentato su di me una serie di pratiche che mi hanno fatto stare meglio. Principalmente mi dedico al massaggio che declino in vari ambiti e modi, per i privati e per le aziende.

Mi sembra di capire che non ti occupi di massaggi nel senso comune a cui siamo abituati…
Se intendi il massaggio fatto in un centro estetico o fisioterapico no, non sono un massaggiatore in questo senso. Mi occupo di massaggio come pratica per ridurre e prevenire lo stress e come modalità per aiutare le persone ad ascoltarsi più a fondo e avere relazioni migliori con gli altri.

Interessante. Quando ti sei avvicinato per la prima volta alla pratica del massaggio?
Cinque anni fa, quando ho incontrato il dottor Giovanni Leanti La Rosa, fondatore e direttore della Scuola Europea del Massaggio a Milano. La mia amica Patrizia Sanvitale stava scrivendo il libro “La mano che cura” e aveva appena intervistato questo medico che era alla ricerca di una persona che gestisse il sito della scuola.

Desperate employee

Foto: Fotolia

Un incontro nato per caso?
Beh, bisogna vedere cosa si intende per “caso”. Io credo che ciascuno di noi abbia delle propensioni, delle curiosità e se si va nella direzione di esplorarle, scoprirle, avvengono gli incontri. In quel periodo cercavo un modo per fare qualcosa con le mani, oltre che con la testa. Già praticavo brevi massaggi da autodidatta a colleghi e colleghe sul lavoro… Secondo me quando Patrizia mi ha suggerito quell’incontro, probabilmente immaginava che avrebbe portato a qualcosa.

E cosa è successo?
Decisi di seguire il corso di massaggio base con il dottor Leanti La Rosa, che mi incoraggiò molto e mi aiutò a capire che massaggiare avrebbe potuto aiutarmi a stare meglio: mi sentivo disequilibrato, sia per come utilizzavo il tempo – per le troppe ore davanti al computer – sia perché mi ero stancato di seguire “cococo, cocopro, cucuruccucu paloma altrui”, come avevo scritto nel mio “Curriculum atipico di un trentenne tipico” tre anni prima. Volevo un progetto che fosse mio, e il mio corpo mi stava mandando segnali: ansia, tachicardia, insonnia. Mi stava chiedendo di ascoltarlo e per fortuna l’ho ascoltato. Intanto la frequentazione assidua con il dottor Leanti La Rosa mi portò a progettare e a scrivere insieme a lui “Massaggio da ufficio – Prevenzione e cura dello stress da lavoro” (Urra edizioni, 2011 n.d.r)

copertina_massaggio_da_ufficioChe cosa s’intende con “massaggio da ufficio”?
In realtà si tratta del massaggio on-site, che in Italia è stato tradotto con “massaggio da ufficio”, un massaggio che si pratica sul posto con l’apposita sedia, da vestiti. Nel percorso di studi del dottor Leanti La Rosa è previsto un diploma per questa pratica, perciò proposi di scrivere il libro: venivo da redazioni giornalistiche e televisive, quindi avevo conosciuto molto bene lo stress del lavoro da ufficio. Quando nel 2011 sono uscite le linee guida sullo stress lavoro-correlato, il dottore ed io abbiamo cominciato ad andare nelle aziende a parlare di stress, a far provare il “massaggio da ufficio” come un modo molto efficace per ridurlo. Eravamo dei pionieri…

Quindi dal 2010 è cominciata la tua professione di massaggiatore?
No, non è stato così immediato. È stato invece un percorso lungo e graduale, sia a livello di studi che di presa di coscienza. Allora non avevo ancora deciso di occuparmi solo di massaggi, anche se avevo scoperto che mi appassionavano molto. Una volta finito il percorso di studi presso la Scuola del dottor Leanti La Rosa, l’ho assistito per un paio di anni nei corsi, avendo la fortuna di approfondire gli studi su quest’arte millenaria e sui suoi benefici, confermati da recenti studi scientifici internazionali. Sentivo di voler continuare su questa strada, tanto che poi mi sono iscritto ad un corso di ayurveda e massaggio ayurvedico tenuto da un medico indiano. Ai massaggi dedicavo parte del mio tempo, mentre continuavo a svolgere la professione di giornalista.

Young woman during manual therapy of her back

Foto: Fotolia

E quando invece hai deciso di dedicarti solo ai massaggi?
L’anno scorso: ho sentito che le varie forme in cui declino il massaggio – la pratica, l’insegnamento e la formazione – potevano diventare davvero la mia professione, se avessi dedicato loro tutto il mio tempo. Mi gratificavano molto la riconoscenza delle persone che massaggiavo e i feedback positivi delle esperienze in azienda. Nelle organizzazioni stavo sperimentando quanto fosse efficace il canale del contatto fisico per offrire nuovi strumenti alle persone, attraverso l’automassaggio ed esercizi giocosi che consentono di entrare in una nuova relazione con l’altro. Allo stesso tempo miglioravano anche le mie relazioni, mi sentivo bene. Direi che la molla decisiva è partita da qui.

Hai scelto quindi la strada del benessere attraverso il benessere…?
Già, e la cosa meravigliosa è che la strada del benessere, come l’hai definita tu, poteva diventare anche la strada del lavoro. Quando ho cominciato ad intuirlo, a crederci, ho provato una sensazione di pienezza perché, come ho già detto, sentivo che il lavoro da giornalista freelance non mi dava quello di cui avevo bisogno: un mio progetto personale.

E allora cosa hai fatto?
Lo scorso anno ho fondato Quilybra insieme a Matteo Albanese, un amico che avevo conosciuto al corso di ayurveda e massaggio ayurvedico. Matteo è ingegnere, anche la sua è una storia di cambiamento.

Logo QuilybraDi cosa vi occupate con Quilybra?
Matteo ed io abbiamo deciso di unire le nostre conoscenze ed esperienze per creare un percorso di continua crescita, da condividere con tutti coloro che sentano la necessità di trovare l’equilibrio partendo dal proprio corpo. Utilizziamo il massaggio in diversi ambiti, privati e aziendali, declinandolo a seconda delle esigenze, del tempo e dello spazio disponibili. In azienda lo utilizziamo anche per la formazione attraverso un approccio che noi chiamiamo team feeling: una formazione esperienziale con giochi ed esercizi che permettono di stemperare le tensioni attraverso un graduale riavvicinamento agli altri, grazie allo sviluppo della consapevolezza e dell’ascolto di sé e dell’altro. E poi c’è l’automassaggio, uno strumento che il lavoratore può far suo e utilizzare all’occorrenza.

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Fabrizio Buratto in un’aula di formazione aziendale

Come reagiscono le aziende a queste vostre proposte?
Rispetto al 2011, quando uscì il libro sul massaggio da ufficio, c’è maggiore apertura, anche se di fatto ci sentiamo ancora pionieri. Ci sono aziende virtuose che già si sono aperte a nuove pratiche di formazione, ma c’è ancora tanto da fare. Intendiamo far sperimentare queste pratiche al maggior numero di persone possibile, poiché le organizzazioni che le provano, ricavandone benefici, diventano un veicolo molto potente per la loro diffusione.

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Fabrizio Buratto in una dimostrazione del massaggio sulla sedia

Con Quilybra quindi proponete un modo nuovo e diverso di vivere il massaggio?
Cerchiamo di comunicare che il contatto fisico è una pratica molto efficace per trovare e mantenere un equilibrio psicofisico, e che non dovrebbe essere considerato un’esperienza isolata, ma dovrebbe diventare una buona abitudine. Certo, occorre affidarsi a professionisti che abbiano seguito una formazione presso scuole serie e qualificate.

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Dal sito Quilybra

Fabrizio, come stai vivendo oggi la tua vita dopo aver scelto di fare del massaggio la tua unica professione?
Provo tante sensazioni. Intanto sono felice per avere seguito quello che all’inizio era “solo” un messaggio che mi mandava il corpo, e poi ho finalmente un progetto tutto mio; sono consapevole di aver intrapreso un percorso che continuerà ad arricchirmi da un punto di vista umano e professionale. E per la prima volta sento di fare qualcosa che, al tempo stesso, mi fa sentire bene e utile agli altri.

Per contattare Fabrizio Buratto: [email protected] – Facebook – Quilybra

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