Filippo Rignanese: come ho scoperto quello che voglio e mi appassiona.

Filippo Rignanese: come ho scoperto quello che voglio e mi appassiona.

Filippo Rignanese è Chef vegano/vegetariano. Nato 31 anni fa in provincia di Foggia (a Monte Sant’Angelo) vive a Roma da alcuni anni, dopo aver lavorato accanto a chef stellati in lussuosi e rinomati ristoranti in Italia, Svizzera, Brasile, Londra. La sua storia professionale è stata per anni così forte e prorompente da stravolgere la sua vita, fino a quando un giorno a Londra…

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Filippo Rignanese

Ciao, Filippo. Prima di raccontarci di te, mi dici in sintesi qual è oggi il tuo mestiere?
Sono un cuoco. Mi piace definirmi uno Chef di cucina naturale.

Come sei diventato cuoco?
All’età di quattordici anni ho cominciato l’alberghiero e dal primo anno ho iniziato subito a lavorare, a fare le prime esperienze. Da allora non ho mai smesso. A quell’età non sapevo ancora che sarei diventato cuoco. Avevo scelto l’alberghiero per andare via di casa e diventare autonomo, soprattutto economicamente. Mi piaceva lavorare e ho sempre lavorato fin da ragazzo.

Potremmo dire che la tua prima passione è lavorare…?
È stato mio padre a insegnarmi il valore delle cose guadagnate con il lavoro. Andavo in campagna con lui, mi piaceva darmi da fare. Sono cresciuto con l’idea che ognuno in casa avesse la propria parte di responsabilità e ci si doveva dar da fare, ognuno a suo modo, per stare bene tutti.

Quindi mentre studiavi, lavoravi…
Sì. Studiavo l’inverno e l’estate lavoravo nella ristorazione. Poi a sedici anni ho conosciuto una persona per me fondamentale: Gegè Mangano. È stato il mio primo mentore. Lui ha un ristorante rinomato e alquanto ricercato nel mio paese. Un uomo molto dinamico, innovativo, che aveva già fatto molta esperienza anche all’estero. Con le padelle era bravo, ma con il telefono conquistava qualsiasi cosa… un grande imprenditore e comunicatore.

Perché è stato fondamentale per te?
Lui mi ha iniziato alla cucina di un certo livello. Ho scoperto con lui le prime riviste di cucina, il mondo degli chef stellati come Bruno Barbieri, Pino Cuttaia, Tonino Mellino. Tramite lui ho cominciato a uscire fuori dal mio paese, andando per la prima volta a Siena fino ad arrivare nel 2005 al “Pellicano” un ristorante di altissimo livello a Porto Ercole, dove ho conosciuto il mio vero maestro di cucina: Antonio Guida.

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Filippo Rignanese con Antonio Guida in Brasile

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Filippo Rignanese nel ristorante Pellicano

Allora quanti anni avevi?
Avevo vent’anni e nel Pellicano con Antonio Guida ho lavorato per circa otto stagioni estive. Lavoravo lì per otto mesi e poi l’inverno andavo in altri posti, per imparare ancora: Londra, Svizzera, Brasile… Ma Antonio per me non era soltanto il mio maestro di cucina, ma anche di vita. Lui mi ha anche formato come uomo. È stato come un secondo padre.

Cosa ti ha insegnato in particolare nel tuo lavoro?
Tutto. Con lui ho cominciato dalle colazioni, antipasti, primi… fino a diventare il terzo chef del Pellicano. Ma ero anche un grande casinista, me lo ricordo ancora! Ero carico di tanta energia che cercavo di scaricare nel lavoro, ci mettevo anima e corpo… ma col tempo ho capito che parte di quella energia veniva dalla rabbia.

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Filippo Rignanese in primo piano

Perché rabbia?
Perché ero inquieto. Per aver lasciato il mio paese, per la mia terra,  per quell’ansia di dover dimostrare a tutti che ce l’avrei fatta… A volte mi sembrava di scoppiare, però io ero giovane e pieno di forze, di voglia di lavorare, imparare, scalare le vette! Dentro me “dovevo” farcela. Dovevo dimostrare a tutti chi ero, la mia famiglia doveva essere orgogliosa di me.

Era così tanto forte il tuo “devo”?
Diventare importante era la conferma della mia esistenza, “esisto solo se lascio una traccia” pensavo, in realtà dietro c’era una grande fragilità da prendere per mano. Vivevo solo di cucina, non conoscevo nulla del mondo esterno. Nulla. Mi ha aiutato a scoprire il mondo solo Ornella, una ragazza che era entrata nel Pellicano e della quale mi sono innamorato a ventitré anni. Poi a ventotto, a Londra, è arrivata la mia grande crisi.

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Fonte: Pixabay

Cosa ti è successo?
Sono scoppiato sotto il peso dei miei “devo fare, devo essere”. Lavoravo a Londra nel lussuosissimo ristorante Dinner by Heston Blumenthal della catena Mandarin Oriental, super rinomato a livello mondiale. Qui si lavorava dodici ore al giorno a ritmi serratissimi, anche se super organizzati. Ornella decide di tornare in Italia e tra noi si apre una forte crisi, ma quella crisi fa scoppiare soprattutto me. E oggi posso dire “per fortuna”.

In che senso “per fortuna”?
Un giorno, in pieno servizio, mi scoppia il cervello. Non capisco più nulla e torno nella mia casa di Londra dove mi chiudo per una settimana, in uno stato di abbandono. Avevo un dolore nella mia testa insopportabile.

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Fonte: Pixabay

Come sei riuscito a riprenderti?
Mia sorella, che è psicologa, a quel punto mi sprona a tornare in Italia. Torno e per due mesi faccio il bracciante agricolo per disintossicarmi dallo stress. La mia storia con Ornella finisce e torno a lavorare al Pellicano, ma ogni settimana parto per Roma, dove inizio un percorso terapeutico presso l’Associazione Dhyana. È qui che inizio a ritrovare me stesso e a elaborare la mia rabbia.

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Foto dall’album di Filippo Rignanese

Cosa scopri in questo tuo percorso?
Che la ricerca della perfezione è diabolica, fa male, non è umana. Che io in effetti non volevo fare quella vita che ho fatto per tanti anni, spaccandomi per rincorrere la fama, il guadagno, i miei doveri e smarrendo quello che davvero volevo fare.

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Fonte:Pixabay

Quando hai scoperto quello che vuoi davvero?
Intanto ho scoperto che siamo fatti di luce e ombra. Oggi ne ho la consapevolezza. Ho lavorato tanto per accettare questa realtà e soprattutto la mia ombra, che sotto stress mi trasforma in modo brutale…

Sei entrato in contatto con te stesso…
Sì. E finalmente ho scoperto che tutto quello che facevo lo facevo per gli altri, non per me. Che mi ero imposto dei doveri, mentre invece io volevo fare altro. Quello che finalmente faccio oggi.

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Un piatto di Filippo Rignanese

E cioè?
Mi piace molto cucinare ma io ho bisogno anche di una vita stabile, una mia stanza, un letto mio, prendermi cura di me. Ho imparato che nella mia vita ci sono anche gli altri e non solo la cucina o la mia ragazza. Mi sono fermato qui a Roma dove vivono le mie due sorelle e mi sono curato, ho scoperto le letture, lo yoga e la cultura alimentare vegetariana che per anni avevo disprezzato.

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Piatto di Filippo Rignanese

Quando sei diventato uno chef vegano?
Due anni fa. Dopo aver abbandonato la dimensione “stellare” e lavorato in un piccolo ristorante e poi in una mensa comunale a Roma, ho finalmente trovato il Veggy Days Roma Colli  in Viale dei Colli Portuensi, dove cucino vegano. Finalmente non uccido più animali e uso solo alimenti vegetali e biologici.

Ultima domanda: com’è oggi la tua vita, Filippo?
Più rilassata, salutare. Ho scoperto quello che voglio fare. Ora la mia vita è movimento continuo e delicato fra luce e ombra… cerco la luce per riuscire a guardare con coraggio l’ombra. So che è un percorso che dura tutta la vita ma ora non mi sento più solo, riesco a condividere ciò che faccio e ciò che sono con gli altri. Questo è il traguardo più bello che sento di aver raggiunto. E in fondo la cucina che cos’è? Offrire agli altri ciò che si crea… è un gesto bellissimo che va fatto con responsabilità e amore.

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