L’arte di creare forme nuove

L’arte di creare forme nuove
Alberto Criscione

Alberto Criscione

La storia di Alberto Criscione, scultore e designer nato a Ragusa nel 1981, è legata alla passione per l’arte e per l’argilla.
Da bambino impara i rudimenti della scultura nella bottega del padre Giuseppe, rimpianto presepista ragusano, con il quale lavora e partecipa a mostre e concorsi presepiali.
Dopo oltre 10 anni di esperienza nel campo dell’arte sacra, decide di intraprendere un percorso di sperimentazione. Gira l’Europa e l’Italia, partecipa a workshop e collabora con artisti della ceramica italiani e stranieri. Ampliando conoscenze e sperimentazioni nella lavorazione dell’argilla dà vita ai Golem, sculture in ceramica o terracotta ingobbiata che segnano una mèta fondamentale nella sua evoluzione artistica. Con il progetto Agorà ha esposto le sue sorprendenti sculture in una recente mostra a Palermo nello spazio neu [nòi].Mostra Palermo 20 marzo- cover fb-01

A ben guardarle, queste opere di argilla ci raccontano storie di vita, delle nostre vite contemporanee. Attingono agli archetipi della cultura greca classica per narrare quel che siamo o che siamo diventati. Ha detto Alberto Criscione:

«Ho immaginato tante sculture legate fra loro come da un filo invisibile, come un corpo unico, però composto da tante sfaccettature. Dopo la progettazione disegnata sono passato alla modellazione dell’argilla. La struttura dei corpi, modellati con la tecnica del colombino, doveva richiamare gli Efori, avvolti in una veste, come in una crisalide. Mi interessava rendere l’idea di “tensione immobile”, perché è qualcosa che rivedo molto nella società contemporanea. Percepisco un sentirci bloccati, ma al tempo stesso un desiderio di libertà. Sono questi tempi oscuri a tenerci bloccati? O è forse una scarsa conoscenza del nostro corpo, del nostro essere umano e spirituale? Sono domande che rimangono in sospeso, in fondo questa serie di sculture vuole offrire uno spunto di riflessione utilizzando un archetipo antico, qualcosa che appartiene all’inconscio collettivo. Come la maschera teatrale, il rito del teatro, i canti in onore a Dioniso, le danze delle Menadi (o baccanti), “costrette” a danzare, nel mio caso, in un blocco d’argilla. Il senso di tensione è accentuato dalle crepe nell’argilla (volutamente lasciate in fase di modellazione) e dal colore, ingobbio (o engobbio) passato a pennello in maniera corposa.»

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Le sculture di Alberto Criscione nella loro apparente immobilità materica ci “parlano”, ci invitano a dare voce a quelle parole che abbiamo dentro e che facciamo fatica a trattenere, ma anche ad esprimere. Parole preziose e utili che servono per raccontarci, confrontarci, evolvere, a narrare storie che possiamo condividere con gli altri per sentirci liberi dalle zavorre che ci portiamo dentro, o da quelle che consentiamo agli altri di piantare dentro di noi.

La loro straordinaria forza comunicativa non si piega neanche alla fragilità del materiale semplice e naturale di cui sono composte, l’argilla. Come ha scritto  Daniela Thomas in un articolo dedicato ad Alberto Criscione, queste sculture «… sono anche fragili, e per questo bisogna custodirle, proteggerle, conservarle con cura, come si fa con tutte le cose preziose, come facciamo con la nostra stessa vita. »

Alberto Criscione vive a Palermo, dove affronta con costanza e determinazione le difficoltà di chi oggi in Italia sceglie un mestiere legato all’arte e all’artigianato. Per conoscerlo e contattarlo, scoprire le sue opere, i suoi progetti e i laboratori che dedica ai bambini: sito –  facebook – pinterest – google+ – linkedin

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