Le scelte coraggiose di Myriam Ines Giangiacomo

Entriamo nella “Bottega Filosofica” in Via Carlo Denina a Roma, dove Myriam Ines Giangiacomo ci accoglie per raccontarci la sua storia. È lo spazio che ha lei creato nel 2011, dopo aver deciso di lasciare il suo lavoro manageriale in una grande azienda per dedicarsi alla libera professione. Una scelta coraggiosa, nel periodo più “caldo” della crisi economica che ha investito il nostro paese. Una scelta per seguire una passione coltivata negli anni, a partire dai banchi di scuola: la filosofia. Cos’è questa Bottega? Di cosa si occupa? E qual è oggi il lavoro di Myriam? Sono le domande che abbiamo portato con noi per questa intervista e alle quali lei ha risposto partendo da ciò che oggi è la sua vita…

 

Myriam Ines Giangiacomo

Ciao, Myriam, da quattro anni sei una libera professionista. Hai deciso di cambiare la tua vita professionale in modo radicale. Raccontaci come è andata…
Partirei da quello che sono oggi: imprenditrice di una piccola società di consulenza che lavora per il cambiamento e l’innovazione delle organizzazioni e delle persone usando la formazione, il coaching, il counseling e la pratica filosofica. Sono stata per trent’anni in grandi aziende, ricoprendo funzioni manageriali e, soprattutto negli ultimi vent’anni della mia carriera, ho ricoperto livelli di una certa responsabilità ma ad un certo punto ho deciso di cambiare vita e riprendermi il mio tempo.

Cos’hai fatto dopo aver lasciato il tuo lavoro di tanti anni?
Per un anno ho studiato e viaggiato tanto all’estero, un anno sabbatico potrei definirlo, che mi è servito moltissimo per approfondire quello che più mi interessava – per esempio l’approccio sistemico e la leadership – e chiarirmi le idee su quello che avrei voluto realizzare.

Hai quindi creato la tua “Bottega Filosofica”…
Sì, volevo un modo diverso di lavorare e la “bottega” per me è innanzitutto un modo di lavorare. Nella logica della bottega rinascimentale il maestro e l’allievo facevano insieme l’opera, ed è proprio quello che a me piace: affiancare i clienti nel fare le cose, che è poi il mio tratto distintivo, la competenza che i miei clienti mi riconoscono. Mi piace fare una formazione e una consulenza “d’intervento”, sono portata al “fare insieme”, all’assumermi le questioni in prima persona.

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Vuoi dire far diventare tuo l’obiettivo del cliente?
Sicuramente. E poi a fianco di Bottega c’è il termine “Filosofica” perché sono filosofa per formazione e per passione, ho un approccio filosofico e utilizzo strumenti filosofici – dichiarandolo o no a seconda dei casi – ma di certo guardo la realtà attraverso le lenti che il pensiero filosofico e la filosofia praticata ti consentono di indossare.

Prima di approfondire in cosa consiste il tuo lavoro, ti chiedo cosa ti dà oggi la tua piccola impresa rispetto a quello che hai fatto per oltre trent’anni?
La libertà. Ne parlavo qualche giorno fa con mia sorella: ho rinunciato a un ruolo manageriale e a uno stipendio interessante e sicuro, ma per me è impagabile poter decidere con chi lavorare e fare ciò che mi piace rinunciando a ciò che non mi piace. È tutto un altro vivere. Non mi sono pentita neanche un minuto della mia scelta. Certo non è assolutamente semplice perché l’ho fatta nel pieno della crisi economica, in più qui a Roma, dove il mondo della consulenza e della formazione si muove spesso con logiche molto complesse o “altre” rispetto a quelle della competenza e del mercato, quindi è tutto molto faticoso.

Myriam Ines Giangiacomo

Come si differenzia l’organizzazione della tua Bottega da quella delle società di consulenza che operano nel tuo settore?
Il modello organizzativo della mia società è in fase di sperimentazione ed è un modello che valorizza il network: ho colleghi e soprattutto colleghe italiane e straniere con le quali creo o mi dedico a progetti nazionali e internazionali, facendo il casting per ciascun progetto a seconda della sua natura. I temi ai quali mi dedico oggi particolarmente sono il cambiamento, la transizione, l’innovazione e lo sviluppo della leadership, soprattutto la leadership delle donne e dei giovani.

Vuol dire che i progetti nascono e si sviluppano all’interno di un network?
Si. Faccio un esempio: con diversi colleghi di altre società di consulenza stiamo partecipando a progetti europei sullo sviluppo della leadership autentica nei giovani. Con altri abbiamo lavorato con una grande azienda supportandola nella realizzazione di un progetto pilota di mentoring molto interessante. Poi c’è il CIYO, un programma internazionale di sviluppo della leadership delle donne di cui realizziamo diverse edizioni all’anno in Italia. E inoltre ci sono altri progetti abbastanza complessi di coaching, per esempio in questo momento sto lavorando, affiancando una società “amica” per una grande azienda del settore alimentare in una formazione individualizzata per un management team che sta passando da ruoli di secondo piano a ruoli di primo piano e ha bisogno di acquisire competenze manageriali e sviluppare leadership.

CIYO programma internazionale di sviluppo della leadership delle donne

Come si riesce a far funzionare un network formato da persone diverse e con differenti competenze?
Con grande passione. Tanto impegno. Molta curiosità. Tanta apertura e tanto lavoro insieme agli altri. Oggi da solo non fai nulla. Secondo me la cosa più importante è trovare compagni di viaggio con cui fare delle cose appassionanti, importanti. Perciò mi piace il modello del network, perché non tutte le squadre vanno bene per tutti i lavori, quindi avere un bel network nutrito di relazioni dense, calde, autentiche ti consente anche di avere intorno le persone giuste per quel progetto. E in questo c’è anche una grande reciprocità, nel senso che una volta alcuni colleghi lavorano su un mio progetto, altre volte sono io, con la mia società a lavorare in un progetto di altri.

Hai detto che nella tua Bottega Filosofica offri consulenza, formazione, coaching, counseling e pratica filosofica. In cosa consiste questa “pratica”?
È una consulenza che accompagna una persona nell’esaminare in particolare le questioni di natura esistenziale, rispetto alle quali pensa di non avere chiarezza e strumenti sufficienti. In questo caso sei davvero sua compagna di viaggio nella scoperta, nell’esplorazione degli aspetti fondamentali della sua vita.

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Puoi farmi un esempio?
In genere le persone che arrivano nella mia Bottega hanno bisogno di essere aiutate a risolvere una questione che sta loro a cuore oppure un disagio. Spesso questi riguardano l’aspetto privato, ma anche quello professionale, nel senso che a volte partono da un problema personale e poi – attraverso il percorso che facciamo insieme – si accorgono che il loro malessere è nel lavoro e quindi si esplora anche questo ambito. Oppure partono da una questione professionale (stanno perdendo il lavoro, vogliono cambiare, capire cosa fare da grandi, ecc.) e poi inevitabilmente si va anche nel personale.

Quindi oltre che alle organizzazioni la tua Bottega è aperta anche ai privati?
Sì. Il comune denominatore è costituito dall’approccio e dai miei strumenti di lavoro – coaching, counseling e pratica filosofica – che utilizzo in modo direi “artistico”, nel senso che li scelgo e li intreccio basandomi sulle mie esperienze e sulle necessità del mio cliente, sulla natura degli obiettivi che vuole raggiungere. Poi oltre che fornire supporto a privati e organizzazioni, curo anche progetti per le scuole, per il quartiere, il territorio.

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Come descriveresti oggi la tua Bottega dopo i suoi primi quattro anni di vita?
È un luogo di lavoro in cui le persone sono felici di lavorare. Trovano spazio per liberare la loro creatività. È un’impresa creativa e redditiva, perché un’impresa deve essere sana e far crescere. Attualmente siamo in due a gestire la quotidianità e tante persone intorno che entrano nei diversi progetti. In prospettiva non saprei dirti se e come questo modello organizzativo può evolvere, sicuramente una cosa che mi piacerebbe potermi permettere è assumere un paio di giovani da far crescere e sviluppare lavoro con professionisti maturi che a loro volta danno lavoro ai giovani, creando così un circuito virtuoso.

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Tante idee, progetti in opera e in cantiere… come vedi il tuo futuro?
Intanto vorrei continuare così: continuare a impegnarmi aiutando le persone e le organizzazioni a pensare meglio, perché purtroppo oggi pensiamo male. E se pensiamo male, agiamo male. Stiamo male con noi stessi e con gli altri, si impoveriscono le nostre relazioni. Un fenomeno di questi tempi, per esempio, – non so se lo noti anche tu – è che anche le persone non voglio dire colte, ma diciamo scolarizzate, non sono capaci di condurre correttamente un ragionamento, un’argomentazione. Il lavoro filosofico è soprattutto sul linguaggio. Noi abbiamo una lingua ricchissima e se perdiamo le tante parole (con le loro importanti sfumature) che la compongono, ci impoveriamo moltissimo anche nei pensieri. In sintesi, vorrei riuscire in qualche modo ad aiutare le persone a pensare meglio per generare maggior valore per se stesse e per gli altri e, come dice Otto Scharmer, professore al MIT di Boston, per “aiutare il futuro ad emergere”.

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