Massimo Mongai: diventare scrittore, si può?

Massimo Mongai: diventare scrittore, si può?

Lo scrittore Massimo Mongai nella sua vita di lavori ne ha fatti tanti: pochi mesi dopo la sua laurea in Giurisprudenza, nel 1976, comincia a lavorare grazie a un concorso come Vice Capufficio dell’Archivio del Protocollo dell’Università di Roma; diventa poi Bibliotecaio nella Facoltà di Architettura.
Lascia nel 1981 l’Università, spinto dalla necessità di dare un cambiamento alla sua vita e moltiplica le sue esperienze di lavoro: grafico pubblicitario, traduttore e interprete, venditore di servizi finanziari, copywriter per quindici anni in diverse grandi agenzie di pubblicità, pittore, sceneggiatore. Nel 1997 la svolta: vince il Premio Urania con il suo libro di fantascienza Memorie di un cuoco d’astronave, che negli anni ha venduto quasi 30.000 copie; ciò gli consente di lavorare anche in Rai per diversi programmi radiofonici, il periodo della sua vita più ricco di ricordi positivi e divertimento. Da allora continua a scrivere e pubblicare romanzi, racconti, saggi. Dal 1995 a oggi la scrittura è diventata il suo unico mestiere.

Massimo Mongai_Foto

Massimo Mongai

Massimo, come si può vivere oggi di sola scrittura?
Bene. Se però non si aspira a diventare ricchi. Come scrittore nel senso tradizionale del termine io, per esempio, non guadagno molto. Mi è possibile da quando mi sono inventato la figura dello “scrittore brillante” con un metodo tutto mio: in sole due ore, in una specie di corso di scrittura che chiamo “Scrittore Dal Vivo”, insegno a scrivere con schede che servono in sceneggiatura per definire un personaggio; insieme ai partecipanti costruisco una storia e scriviamo la prima e l’ultima pagina del racconto. È molto divertente e fino ad oggi ho fatto più di venti corsi. Sto già pensando a una evoluzione dello SDV, lo “Scrittore In Diretta” nel corso del quale, in 8 settimane, continuo a scrivere la storia inventata con il pubblico, on line e in diretta; ma questo è solo uno dei progetti che realizzerò.

Quindi tu vivi scrivendo…
Io direi che la mia vita è scrivere.

Come riesci ad alimentare la tua vita?
Ho delle fonti di reddito che me lo consentono. Continuo a scrivere e a pubblicare, anche se da circa dieci anni non ricavo cifre davvero interessanti. Ma sono ormai trent’anni che mi guadagno da vivere attraverso la scrittura, declinata ovviamente in diversi modi e generi, con grosse soddisfazioni. Non era all’inizio il mio sogno, ma poi il caso, la vita, la passione di scrivere mi hanno portato fin qui. Posso dire di essere stato anche molto fortunato, come diceva la mia ex moglie.

Come si scrive un romanzo di genere

Come si scrive un romanzo di genere

Sulle basi della tua esperienza, che cosa secondo te può fare chi pensa di dedicarsi alla scrittura di un libro?
Materialmente parlando, deve innanzitutto chiarirsi le idee: può fare una scuola di scrittura creativa e oggi può sceglierne fra tante, sono buone e danno stimoli per capire dove andare a sbattere. Nei miei corsi continuo a sostenere che la prima cosa da fare in assoluto è leggere, di tutto e di più. Poi bisogna cominciare a scrivere, dopo aver trovato una buona idea dalla quale partire.

Qual è il primo passo per cominciare a scrivere davvero?
Il primo passo è spegnere la televisione. E poi alzarsi almeno un’ora prima la mattina. Perché se lavori e torni a casa tardi, ceni, fai vita sociale e guardi anche la televisione, perdi almeno quattro ore buone della giornata. Per scrivere serve tempo. E se anche si pensa “mi prendo un anno sabbatico, un po’ di ferie…” eccetera, non è così che funziona. La scrittura è un lavoro costante, continuo e fatto di concentrazione e dedizione. Come lo è anche per ogni attività creativa, come la pittura, per esempio.

Questo lo potremmo definire un metodo per “produrre” materiale buono per la scrittura. E se si decidesse di abbandonare il proprio lavoro per scrivere?
Quello mai. Se uno pensa voglio lasciare il lavoro e vivere scrivendo gli direi “lascia perdere, non ce la farai mai.” Sono due cose diverse sopravvivere e vivere. Lasciare il lavoro per dedicarsi solo alla scrittura è un delirio adolescenziale. Vuoi scrivere? Scrivi, puoi farlo anche con un lavoro, ma devi farlo con metodo rigoroso e con costanza.

La passione per la scrittura quindi non può alimentare da sola una vita in piena autonomia?
No. Se pensiamo a Proust che era molto benestante o a Balzac che guadagnava molto scrivendo di notte forse potremmo ricavarne solo degli esempi fuorvianti. L’idea del “poeta artista e maledetto” tutto genio e sregolatezza è solo uno dei miti piccolo borghesi. La maggior parte degli artisti che hanno vissuto in pieno la loro passione artistica ci sono riusciti perchè erano dei geni ed erano diventati ricchissimi, come Giotto, per esempio, o Michelangelo, o Picasso; ma erano altre epoche. Ci sono molti casi simili anche oggi, ma per ogni scrittore/artista che diventa ricco ci sono almeno 1.000 professionisti che faticano a sbarcare il lunario con la loro arte, e 10.000 che hanno un “vero” lavoro altrove.

Memori di un cuoco d'astronave_Urania

Memorie di un cuoco d’astronave

Quindi potremmo dire che nel momento in cui risolvi il problema della sopravvivenza puoi vivere la tua passione artistica?
Assolutamente sì. Oggi è così. Certo ci sono eccezioni, ma quanti sono “i geni” che giovanissimi diventano famosi? Quanti sono i grandi scrittori, i grandi artisti? Pochi. Io sono bravo e come scrittore di genere fantascienza sono un ottimo scrittore, passerò alla storia, ma nel migliore dei casi come uno scrittore minore della fine degli anni novanta. Tutto qui.

E allora cosa si potrebbe ricavare dalla passione “bruciante” per la scrittura?
La soddisfazione che io ho nello scrivere è enorme. Anche se non pubblico. Ho scritto cose di cui sono orgoglioso, ma valgo tanto quanto Manzoni con i suoi “Promessi sposi” che ho amato tanto? È ovvio che no. So solo che quando arrivo all’ultima stesura di un mio libro sono soddisfatto. Pubblicherò? Non so, probabilmente sì, forse no (anche se a novembre esce il mio settimo giallo in cartaceo). E infatti sto pensando seriamente in questo ultimo periodo di auto pubblicare in digitale e on-line i miei lavori, e questo dopo oltre 12 romanzi pubblicati su carta e 6 in digitale da diversi editori. Non tutto il futuro è digitale, ma buona parte sì.

Oggi sono molti coloro che scrivono e pubblicano attraverso il self-publishing…
Se vogliamo, tutto questo ricorrere all’auto-pubblicazione è molto vanity press, come dicono gli americani. E ha ragione Eco quando dice che in rete ormai c’è anche una marea di “imbecilli”. Ma internet è anche una grande opportunità per chi ha scritto un buon libro e non ha trovato un editore serio che lo pubblichi. Se pensi di aver scritto un buon libro (ma non puoi mai esserne certo) e prima di pentirti di non aver mai provato a pubblicare ricorri al self-publishing e a internet, perché no? Puoi raggiungere un numero enorme di persone, ma sarà solo dai grandi risultati che scoprirai se hai davvero talento e hai scritto una cosa che vale.

Serendipità di Massimo Mongai

Serendipità

Il talento si misura dal successo che ha un libro?
Ni. Per emergere ci vuole anche fortuna, indubbiamente. Ma, pensa un attimo: quanti in questi anni sono gli scrittori emergenti finalisti o vincitori al premio Calvino (un premio serissimo e importante)? Sono tantissimi, eppure nessuno di loro è diventato un grande scrittore. Non basta vincere un premio se poi non si ha la costanza di scrivere e produrre altri libri di successo che appassionano molti lettori.

I premi letterari possono aiutare comunque a fare strada nel mondo dell’editoria?
Sì, ma a patto che siano solo quelli molto seri e affidabili. Meglio stare alla larga da quei premi letterari che chiedono oltre 10,00 euro per l’iscrizione. Sono una truffa. E comunque la cosa più importante, anche a prescindere dai premi letterari, dalla pubblicazione di un libro è che se vuoi scrivere, devi scrivere qualcosa che valga la pena di essere scritto e valga la pena di essere letto.

Ultima domanda, Massimo: sei soddisfatto per tutto quello che hai fatto?
No, non lo sono del tutto. Anche se i lavori che ho cambiato nel tempo, tutti i libri che ho scritto e quelli che sto scrivendo mi hanno dato e mi danno parecchie soddisfazioni. Ho ancora molti progetti ai quali mi sto dedicando, sto dando priorità anche alla mia salute in quest’ultimo periodo, ma sono certo che continuerò a scrivere fino alla fine della mia vita.

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