Stefi Donisi: la passione per il tango ha cambiato la mia vita

La storia di Stefi Donisi ha in sé due periodi fondamentali, il classico “prima” e “dopo” separati da una linea netta, precisa, senza soluzione di continuità. Il nome di questa linea di demarcazione per Stefi è tango, entrato nella sua vita attraverso incontri inaspettati e opportunità colte al volo.
Prima del 2000, infatti, Stefi è un ingegnere meccanico napoletano che vive a Roma ed è dipendente di una società d’informatica; dopo il 2000 è maestro di tango e, tornato a Napoli, crea la scuola di danza Milonga Porteña, punto di riferimento internazionale per la diffusione del tango argentino nel sud Italia. Un cambiamento radicale che ha spiazzato tutti, in particolare sua madre.
Ci ha detto Stefi: “Secondo me non siamo noi a determinare la nostra condizione di nascita, ma possiamo cambiare la nostra vita cogliendo le occasioni che lei ti offre quando abbiamo deciso di fare un percorso. Il tango mi ha svelato le passioni che avevo dentro e il modo di migliorare me stesso. E da quel momento in poi ho sentito che nulla sarebbe stato più come prima.”
Come è entrato il tango nella sua vita? E cosa è successo? Ecco come ce lo racconta in questa intervista…

Stefi Donisi

Ciao, Stefi, oggi chi ti conosce non può scindere quello che sei e fai dal tango. Da molti anni sei un maestro di questa danza a Napoli, ma forse non tutti conoscono la tua storia, le vicende che ti hanno portato fin qui. Raccontaci da quando il tango è entrato nella tua vita…
Era il 1993. Vivevo e lavoravo a Roma, in un’azienda d’informatica. Ero sposato e allora io e mia moglie andavamo alla ricerca di posti nuovi e interessanti per farne insieme esperienza. Un giorno capitammo alla Maggiolina dove c’era un incontro internazionale di tango con Alì Namazi, iraniano, e la sua compagna romana Eliana Montanari. Ci trovammo in un’atmosfera strana, con luci basse, quasi buie. Era l’atmosfera del tango che a quei tempi un europeo si immaginava ci fosse in Argentina. Dominava la musica di Astor Piazzolla, l’unica con la quale si ballasse il tango in quel periodo.

Fonte foto: Pixabay

Quali sensazioni ti provocò?
Ne fui affascinato. Quelle luci ombrose, i corpi che si avvinghiavano, i cambi di partner che avvenivano ogni tre minuti di danza… Decidemmo di provare il tango, ma poi mia moglie cambiò idea e scelse di fare danza del ventre. Fu un messaggio chiaro… Attraversavamo un periodo difficile e io stesso ero in uno dei miei momenti di crisi, ma decisi di continuare da solo col tango.

Cosa imparavi e scoprivi attraverso il tango?
Intanto scoprii che era possibile una relazione diversa tra uomo e donna. Fino ad allora ero stato uno che nelle relazioni si perdeva nelle parole, nel capire, analizzare nel profondo… E invece il tango m’insegnava che si poteva comunicare molto meglio attraverso il non verbale. Io sono un chiacchierone, ma allora lo ero in modo esasperato, m’incasinavo, perdendo di vista quello che è alla base di una vera relazione: sentire l’altro, ascoltarlo attraverso il linguaggio del suo corpo. Nel tango si balla, non si parla, ma si impara a comunicare in modo autentico, essenziale, sia con se stessi che con gli altri, in particolare con il tuo o la tua partner.

Fonte foto: Pixabay

Quindi nel 1993 hai scoperto il tango e la sua essenza. Ma cosa è successo per farti arrivare fino a farlo diventare il tuo nuovo lavoro?
Intanto è stato un lungo percorso. All’inizio ballavo tantissimo, mi appassionai così tanto che studiavo approfonditamente ogni cosa che girasse intorno al mondo del tango. Diventai assistente dei miei maestri, imparai a insegnarlo e fu così che scoprii che non solo il tango era per me una passione, ma anche che mi piaceva moltissimo insegnare, un’altra passione che forse ho ereditato da mio padre che era un maestro di scuola elementare. E così arrivò il 1997…

Hai ballato e insegnato tango per quattro anni mentre ancora lavoravi nella tua azienda d’informatica?
Sì. Quel lavoro in fondo mi piaceva e poi era comunque un posto sicuro, rassicurante. Ero anche impegnato nel sindacato e nel Cral aziendale organizzavo iniziative interessanti, coinvolgenti. Ma a un certo punto dovetti prendere atto che l’impegno che dedicavo al tango era superiore a quello che dovevo dedicare al lavoro. Non potevo ignorarlo.

Dall’album di Stefi Donisi

E quindi nel 1997 cosa è successo?
Decisi di fare una vacanza a Napoli nel mese di agosto dopo una relazione finita male. Fu una vacanza bellissima, ritrovai i miei amici che non vedevo da tempo e quando seppero che sapevo insegnare il tango cominciammo a creare un piccolo gruppo, circa dieci persone, non di più. Alla fine della vacanza mi dissero “ma tu ora non te ne puoi andare e lasciarci così…” E allora cominciai a venire a Napoli ogni venerdì, e il sabato ripartivo per Roma. Ma le persone che volevano imparare aumentavano sempre più, e così rimanevo anche il sabato… Fino a quando capii che insegnare e guadagnare attraverso il tango forse poteva essere possibile.

E allora hai deciso di trasferirti a Napoli?
No, allora è cominciato un lungo periodo di riflessione, durante il quale la mia compagna tedesca, Anne, mi ha aiutato a trovare la strada. Ricordo una sera che ero immerso in un foglio excell in cui avevo inserito tutti i pro e i contro per lasciare il mio lavoro e trasferirmi a Napoli, un lavoro di analisi minuzioso, da ingegnere quale sono. Poi mi arrivò una telefonata. Era un allievo napoletano. Mi dice: “Stefano tu mi hai regalato la cosa più bella che avrei mai potuto avere in questo momento. Mi hai cambiato l’esistenza, mi sento una persona migliore e ti devo ringraziare.” Finita la telefonata a un certo punto strappo il foglio excell e dico “ora basta, ho deciso!”. Non avevo mai avuto una gratificazione sul lavoro così bella e appagante.

Dall’album di Stefi Donisi

È stato questo per te il punto di svolta?
Direi proprio di sì. Scoprire quanto io sia capace di incidere nel benessere di una persona attraverso il tango, trasferendo quello che so col metodo in cui so farlo, mi ha dato grande forza. Se ci pensi, il nostro corpo è come un libro con una forma e un contenuto tutto da leggere. Un libro che puoi scoprire attraverso diversi livelli di lettura. Ebbene, il tango ti dà una grammatica che ti aiuta a leggere il tuo corpo, a scoprirne i messaggi, i significati. È straordinario. E una volta che hai imparato a leggere il tuo libro, puoi essere in grado di leggere anche il libro degli altri e capirli meglio.

Bella questa metafora, Stefi. E così con il tango hai trovato la strada per diventare un maestro…
Sì, ma ho ponderato molto bene quando prendere il treno e tornare a Napoli per aprire la mia scuola. Ci ho messo tre anni, dal 1997 al 2000, anno in cui ho firmato il contratto per l’affitto di un locale che avrei trasformato in scuola di danza, dove oltre al tango avrei inserito altri corsi, con altri insegnanti, e così via. E poi c’è stato il momento in cui l’ho comunicato alla mia famiglia… Ricordo ancora il pianto quasi disperato di mia madre nella stanza accanto, terrorizzata dalla mia scelta di lasciare un posto fisso e sicuro per una cosa così incomprensibile…

Stefi Donisi

Nel 2000 quindi nasce La Milonga Porteña, la tua scuola che ora è in via Diocleziano 109 a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta…
Questa è oggi la nuova sede, ma dal 2000 eravamo in un altro spazio che abbiamo dovuto abbandonare lo scorso anno per problemi d’infiltrazione d’acqua. Una sede nuova che ho trovato grazie alle sorprendenti opportunità che la vita mi ha messo davanti agli occhi…

… e che tu hai saputo cogliere. Come sono stati i primi tempi della tua scuola, quanti allievi avevi, quanti corsi…?
La scuola ha avuto un ottimo successo. Dopo i primi mesi dall’apertura ho dovuto necessariamente cambiare qualcosa, aggiustare i tiri su alcune scelte organizzative, ma pensa che dopo quattro anni avevo già 300 persone iscritte e diversi maestri, i migliori che potevo ingaggiare a livello nazionale e internazionale. Tutti i migliori sono passati qui, e La Milonga Porteña è diventata il punto di riferimento del tango in Campania e nel meridione. Abbiamo creato diversi eventi all’aperto e poi nel 2003 è nato TanoTango, festival internazionale di tango. Quest’anno, dopo una sospensione dovuta al trasferimento della sede, lo riprendiamo dal 3 al 6 settembre (video), e come sempre si ballerà in location bellissime e suggestive come Castel Sant’Elmo al Vomero alto, con grandi maestri di tango.

Stefi Donisi: TanoTango nella Galleria Umberto I, Napoli

Immagino che oggi per te la scuola sia diventata un notevole impegno organizzativo…
È così. Infatti ora mi dedico alla gestione della scuola più che all’insegnamento. È nella natura delle cose, quando diventi una grande scuola c’è bisogno di curare tutti gli aspetti, dalla scelta dei maestri, dei corsi, dell’amministrazione… Ma anche questo mi piace. Ho realizzato con passione tutto quello che oggi è Milonga Porteña, partendo dallo spirito che da sempre la anima: diffondere il tango argentino, ma non solo. Oggi i nostri corsi, oltre ai diversi generi di danza, vogliono offrire tutte le occasioni che consentano alle persone di esprimere e sviluppare la propria creatività.

Stefi e Dolores

E oggi, Stefi, come è la tua vita rispetto al 1993?
È cambiata moltissimo. Oggi che ho raggiunto una buona consapevolezza di me e ho lavorato tanto nel mio percorso di miglioramento, devo a me stesso e al tango l’equilibrio che cercavo. Grazie al tango ho conosciuto mia moglie Dolores e ho imparato cosa vuol dire creare una vera relazione d’amore. Grazie a lei e ai nostri tre figli oggi la mia vita è serena. Vivo il lavoro come una componente della mia vita e non come “la mia vita”. Non sono più lo scapestrato di una volta, il tango mi ha aiutato a contenere le mie energie e a incanalarle nel modo giusto, a non disperderle.

In più il tango ha reso possibile il tuo ritorno a Napoli…
Sì, e ho imparato a vivere nel modo giusto anche le difficoltà di questa città così particolare, dura, incasinata, oltraggiata, ma pur sempre bellissima. Una città che come pochissime altre si lascia conoscere nel profondo da chi veramente lo desidera, e più la si conosce più difficile è staccarsi da lei… Non è un caso che proprio il distacco forzato da questa città abbia contribuito così tanto alla nascita del tango in Argentina.

Pagine facebook di Stefano Donisi e La Milonga Porteña

Articoli che possono interessarti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Annulla

Ultimi Post

Be Social