Marco Di Eugenio: una crisi (d’amore) trasformata in opportunità

Marco Di Eugenio: una crisi (d’amore) trasformata in opportunità

Marco Di Eugenio è nato nel 1977 e vive a Roma dal 2015. Qui è arrivato per ricostruire una professionalità smarrita, condividere la vita con la sua compagna e un giorno sposarsi. Grazie a un mix di occasioni casuali, energie e tanto impegno, riesce a trasformare la sua crisi professionale in opportunità. E non sarà questa l’unica crisi che dovrà affrontare, soprattutto dopo la fine – dolorosissima – di quel progetto in cui aveva creduto tantissimo, fino a quella triste notte di Natale… Sai quando si dice “La sua storia è come un libro”? Ecco quella di Marco.

 

Ciao, Marco, ti ringrazio per essere qui a raccontarci la tua storia. Partiamo da quel che fai oggi, dal tuo lavoro.

Non amo le definizioni e gli inglesismi del settore, ma diciamo che sono Digital Strategist. Collaboro con la Fondazione Luigi Einaudi e con giornalisti e scrittori, tra i quali Davide Giacalone, Nicola Porro, Alessandro Sallusti e Marcello Veneziani. Da poco, infine, ho iniziato una collaborazione con un’importante agenzia di comunicazione. Speriamo mantenga le premesse perché rappresenta una grande opportunità.

Marco Di Eugenio

E di cosa ti occupi?

Gestisco social, siti, creo contenuti, redigo testi e analizzo le metriche. In altre parole, faccio in modo che aziende, professionisti e associazioni no profit piacciano a chi naviga nel web e ai motori di ricerca.

Come sei diventato Digital Strategist?

Ci sono arrivato nel tempo. Un mix tra studio, sudore, creatività (che ho sempre messo in campo nella vita) e la giusta dose di fattore “C”…

È il lavoro che avresti voluto fare da sempre?

Penso che questo mio lavoro sia quello che mi è riuscito meglio, e per il quale avevo certamente più attitudine. Sono molto soddisfatto dei miei attuali traguardi, anche se la mia professione è un continuo work in progress.

M’intriga approfondire come il “caso” abbia messo il suo zampino…

Beh, direi che anche per me vale il famoso detto “Le crisi non sono altro che opportunità”, come diceva Einstein. La realtà è che nel 2015 ero rimasto a spasso dopo un periodo in cui avevo lavorato nella Pubblica Amministrazione. In quel periodo ho dovuto ripensarmi e rimboccarmi le maniche per costruire la mia strada. Ho studiato tanto, facendo parecchi sacrifici. E di studio ne faccio ancora ogni giorno tanto, perché nel mondo del digitale è indispensabile. Ma a me piace approfondire, migliorare.

Dove avevi lavorato per la Pubblica Amministrazione?

A Teramo. Io sono di Atri, in Abruzzo.

E come sei arrivato a Roma?

Ho deciso di trasferirmi nella capitale per motivi professionali (Marcello Veneziani – uno degli scrittori con i quali collaboro – mi aveva coinvolto in progetto) ma soprattutto sentimentali. La mia ex dolce metà, infatti, si era trasferita dall’Abruzzo a Roma per studio e poi aveva iniziato a lavorare qui.

Un trasferimento per amore…

La mia è stata una scelta serena e consapevole. Il mio precedente rapporto, durato oltre dodici anni, era naufragato a causa della distanza. Non volevo che succedesse un’altra volta, con la nuova donna che amavo e con la quale condividevo un bellissimo progetto di vita.

Cos’hai fatto una volta trasferito nella capitale?

Ero nel periodo della mia ricostruzione, dovevo rimettermi in gioco per il lavoro… Non ho mai mollato. E quando si sono create delle occasioni, ci ho messo impegno ed entusiasmo. Ho sempre cercato di alimentarmi nell’entusiasmo delle opportunità che mi accadevano.

Come hai ricostruito il tuo percorso verso un nuovo lavoro?

Sono ripartito dalla formazione: ho investito soldi e tempo nel Master Digital Marketing e Social Media Communication della Luiss Business School, anche se il mio percorso nel mondo digitale lo avevo cominciato due anni prima. Questo mi ha dato anche la possibilità, mentre studiavo, di conoscere colleghi, creare relazioni, fare esperienze.

E dal 2013 a oggi quante altre opportunità hai colto?

Dopo l’incontro con Marcello Veneziani il mio lavoro è stato un crescendo. E ho sempre continuato a investire nello studio, partecipando al Copy42 di Pennamontata creato da Valentina Falcinelli, che mi ha insegnato tantissimo. Insomma, la mia vita professionale è stata un crescendo da quando mi sono trasferito a Roma. Al contrario di quella privata.

Ho letto il tuo libro Se l’amore finiscee so che ti riferisci alla fine della storia con la tua ex compagna.

Il 24 dicembre 2016 ero in Abruzzo con lei. Come ogni Natale lo avremmo trascorso insieme, e invece, in quella notte, dopo la mezzanotte, è arrivata la crisi più dolorosa della mia vita. Lei mi ha detto che dopo quattro anni finiva tutto. Non mi sono mai sentito addolorato come in quella notte.

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Non vorrei mancare di rispetto al tuo dolore, ma a me sembra che anche stavolta tu sia riuscito a trasformare in positivo una nuova crisi…

Stavolta, lo ammetto, è stata durissima. All’inizio ho cercato solo di capire, trovare un senso in tutto quello che era accaduto. Mentre nella mia vita professionale si andavano lentamente a incastrare i pezzi uno ad uno, come in un bellissimo puzzle, con lei invece finiva tutto, ogni nostro progetto non aveva più futuro.

Perché hai scritto questo libro, Marco?

Un po’ per terapia, un po’ per testimonianza. È un messaggio in una bottiglia destinato a chi lascia e a chi è lasciato. Ai primi, per dire che esiste il diritto di far scendere il passeggero divenuto indesiderato, ma anche il dovere di non buttarlo in acque alte. Ai secondi, i naufraghi d’amore, per dire che il viaggio appena concluso tutto sommato è servito, anche se l’approdo non è quello che avevamo immaginato. Ce ne saranno altri. Magari più belli.

Se l’amore finisce, Cronaca di un naufragio sentimentale ai tempi di WhatsApp è uscito poche settimane fa. Cosa ti aspetti da questa esperienza di scrittura?

Aver pubblicato questo libro per me è una gioia che va al di là dei risultati. Sarà perché sono una persona solare, ma dalla mia storia personale ho voluto cogliere anche l’opportunità di riflettere sui temi legati alle storie d’amore che finiscono nel nostro tempo. Sono molto curioso di scoprire cosa pensa chi lo legge, se si riconosce, che riflessioni produce. E sono soprattutto grato a coloro che mi hanno permesso di scriverlo. Anche a lei, che mi colorava la vita.

Anna Maria Corposanto

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